Babbo guevara

Mio padre votava per Berlusconi, ma fra poco potrebbe diventare come il tizio in foto. Com’è possibile? Continua a leggere e capirai…

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Immagina uno che fin da ragazzino è stato più o meno sempre di sinistra, per un breve periodo anche tesserato nella locale sezione del più grosso partito della sinistra, o presunta tale. Ci sei? Bene. Immagina adesso il suo babbo, uno di quei tanti lavoratori autonomi che già nel 1994 videro in Berlusconi la salvezza, un riparo sicuro dalle finanziarie lacrime&sangue, l’uom della provvidenza che doveva ridare fiato e slancio alla libera impresa soffocata dalle tasse della sinistra.

Immagina anche che faccia fece il caro genitore quando vide la tessera firmata Uòlter Ueltroni ( “Che, te ne vai in mezzo ai comunisti? Ah, va bene, non posso mica impedirtelo io…” ) e prova anche a figurarti quali possano essere stati i discorsi in famiglia quando si andava a toccare il tasto “politica” ( “Io voto a Berlusconi perché la sinistra pensa solo a fare contenti i sindacati e a noi ci mazziano di tasse!” ). Perfetto.

L’era Berluscozoica ha visto un governo prematuramente scomparso quindi una legislatura-record con una solida maggioranza numerica, che tuttavia ha deluso anche i più fiduciosi lasciando per loro tutto come stava. Viene persino il sospetto che al di fuori di quei servizi di telegiornale che confezionano un Silvio perennemente invocato da una folla a misura di inquadratura zoom, gran parte dell’entusiasmo da parte dell’uomo della strada si sia perso, appunto, per strada.

Ma ieri c’è stata la svolta definitiva: sissignori, dove non hanno avuto buon esito anni di pagliacciate, buffonate, sceneggiate, bischerate e provvidenziali leggine di comodo sono stati fatali gli ultimi eventi. Si insomma, mentre il Tg1 illustrava un’altra puntata del supermarket delle alleanze elettorali, con Casini che riprende la parabola del figliuol prodigo ( dopo il vitello grasso… ), il severo disappunto per l’addio dei Tabaccini e le serenate al balcone di Mastella per farlo entrare nel Popolo della Libertà, l’amato padre è sbottato in un moto di rabbia - quindi rigorosamente in dialetto - :

E mo basta, che schifo, di questi qua non se ne può più, mo prendono pure Mastella!?! La prossima volta vado a votare Veltroni e la finiamo“.

Proprio così, anche grazie a Mastella a questo giro per la prima volta mio padre non voterà a destra; e qualcosa mi dice che non sarà l’unico, vuoi vedere che certi sondaggi andranno rivisti al ribasso… Il bello è che molto probabilmente chi vi scrive a sua volta s’è stufato di quelli che ha votato per quasi dieci anni, e stavolta NON voterà Veltroni ( né altri, a dire il vero ): la pecora nera della famiglia stavolta la faccio io.