Just Frank

Esporto democrazia a carissimo prezzo.

Archivio della categoria ‘(S)Costume e società

Net addicted in ferie

Nerd sulla spiaggiaAnche il vostro Just di tanto in tanto, da buon net addicted, sente il bisogno di staccare la spina per resettare le sinapsi. Segue la cronaca non già delle sue di ferie, che direste chissenefrega (già lo so), bensì di quelle di un caso ben più grave, sebbene tipico. Il protagonista lo conoscete, a voi dargli il nome. A ognuno il suo.

N.B. No, davvero, a parte due o tre cosette (facciamo quattro, va’) ogni riferimento a fatti realmente accaduti -a me- è puramente casuale. Lo ggiuro! E no, non sono io nella foto.

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  • Giorno 1: giunto nel luogo di villeggiatura, aperta la porta, il nostro eroe scarica con noncuranza tutto il bagaglio sul divano in similpelle. Gli scappa di andare in bagno, ma prima afferra la borsa del portatile, estrae l’ordigno con cura, lo accende e si mette alla ricerca di una rete Wi-Fi non protetta da scroccare. Non trovandone, impreca nel dialetto locale.
  • Giorno 2: pensa di poter sfuggire al suo destino always-on-line e se ne va in spiaggia. Si chiede da dove siano spuntate fuori tutte quelle donne, così belle poi… era convinto che le partecipanti a Miss Plurk Estate 2008 fossero già di una bellezza inarrivabile (!!!). Gli ormoni gli si risvegliano e inscenano una protesta di piazza, al grido di “daje!”.
  • Giorno 3: la sera, al lido, dopo la quarta caipiroska riesce finalmente ad attaccare bottone con quella rossa che lo squadrava da mezz’ora con l’occhio lascivo. Un po’ rotondetta, ma gli fa un sacco sesso. Pensa di fare il figo e la invita a ballare, ma mesi di permanenza su una sedia Ikea lo hanno reso sensuale nei movimenti come Materazzi durante una mischia su calcio d’angolo. Finisce a reti inviolate.
  • Giorno 4: non gli par vero: un gruppo di turiste americane si mette a prendere il sole vicino a lui. Loro gli sorridono e paiono amichevoli, lui le stende con un formidabile “Where are you from?” con inflessione da East Coast. Vuol sapere proprio tutto di loro: se postano su Digg, se usano Firefox o Explorer, se è vero che da loro l’iPhone costa la metà che in Italia. Infine arrivano due truzzi che le invitano a giocare a racchettoni - ma con ben altri intenti - e quelle sciamano via felici.
  • Giorno 5: umiliato e offeso dalle recenti sconfitte, cerca di rituffarsi per una mattina nel suo mondo, “giusto per controllare le mail”. Non ci riuscirà mai: si trova in un posto sperduto in cui l’Umts è un miraggio e il Gprs viaggia a un kilobit ogni tanto (vero flo? :D). Pensa di scrivere sul suo blog un post infuriato contro le compagnie telefoniche, appena torna a casa. La ggente deve sapere!
  • Giorno 6: scende al bar per fare colazione e nota, in un angolino, tutta sola, una ragazza piccolina e pallidina intenta a navigare con l’EEPC e la chiavetta internet di Ilary Blasi. Lui le chiede se può provarlo un attimo e lei acconsente con un timido sorriso. Quando nota che la fanciulla stava sfogliando OkNotizie, lui prima trattiene un gemito di piacere, poi le rivela il suo nick. Lei fa “sìì, mi ricordo di te”. È amore.
  • Giorno 7: dopo una piacevole giornata passata insieme, i due si accoccolano nel letto, cercando di ricordare come si fa… quello, insomma. Dev’essere stato comunque bellissimo, almeno a giudicare dallo tsunami di messaggi allusivi e soddisfatti che lei ha inviato su Twitter, per far schiattare d’invidia le amiche blogghere zitelle rimaste in città a sbavare su @abeggi. Povere stronze, quelle. Tzè.
  • Giorno 8: si riparte. Scambio di cellulare, mail, account msn, icq, skype, gtalk, tumblr, mybloglog, flickr, badoo, facebook e altre minchiate. Saluti e baci con la lingua, più la promessa di reincontrarsi a qualche barcamp e appartarsi dietro una tenda durante il discorso della blogstar di turno. Qualche mese dopo litigheranno a morte in una discussione sul futuro degli aggregatori di sinistra, e non si vedranno mai più.

ScrutatoriCon grande mio rammarico quest’anno non sono stato scelto come scrutatore per le imminenti elezioni. Un gran peccato, perché da ‘addetto ai lavori’ si vedon cose dietro le quinte che altrimenti sfuggono, e in un seggio del sud ce ne sono… Il pensiero torna alle comunali del 2006 la mia prima esperienza da contatore umano di voti. (more…)

La casta? Riparliamone

Amo immensamente questa donna.

La amo come artista certo, anche se, perché no: è pure una gran topolona, per dirla con Paolo Hendel. Ma non è questo il punto.

È che è giunta l’ora di finirla con grillate, grillismi e grillini. Vi è piaciuto il libro di Rizzo e Stella, ne avete comprate copie a vagonate manco fosse l’attesissimo “Le notti infuocate di Harry Potter ed Hermione“, però leggerlo non è servito a nulla. E sfanculare in piazza l’8 settembre sarà stato anche divertente, ma inutile.

Bisogna prendere atto che se nonostante tutto quello che è successo i sondaggi dicono che oltre il 10% degli elettori voterebbero nuovamente per il Grande Centro commerciale della politica italiana, UDC-Mastella-Dini, allora è inutile prenderci in giro.

Cari italiani, ma cosa deve fare uno per non farsi più votare? Far cadere dodici governi di fila ogni volta in una coalizione diversa? Dare una mano a Provenzano e Riina ad evadere nottetempo? ( che “favoreggiamento semplice” pare sia troppo poco ) Perché prendercela con la casta? Riparliamone e rassegnamoci: “Viva la casta”, perché almeno loro non sono così fessi.

Ovvero: breve e nostalgica antologia degli anni d’oro della Lega Nord, paragonata a quella attuale, iniziando da un piccolo ma significativo amarcord personale.

Padano con corna

La Lega di Bossi contro la Chiesa di Roma Ladrona

Era il 16 agosto 1997 e io ero in ferie con famiglia sul Passo del Tonale. Ascoltavo la radio in macchina mentre si scendeva giù verso Ponte di Legno, la tana del lupo verde. Il giornale radio dava questa notizia… (more…)

Il libretto bianco del popolo con le ali

Libretto bianco Red Bull

Fotografare un monitor LCD non è facile come sembra! E si, il pollicione in primo piano è mio.

Non improvviserò dotte disquisizioni su Feyerabend in questa sede né altrove, dato che sull’argomento ho già confessato tutto qui e riassunto la mia posizione qui.

Preferirò invece deliziarvi con la lettura di un notevole pamphlet, gentilmente donatomi iersera da due signorine vestite con una tutina blu piacevolmente aderente, assieme ad una lattina gratis di una nota bevanda che mette le ali. Vuoi dir di no ad una ragazza, ma più che altro a una bibita a scrocco? E allora… (more…)

God bless Italia

Secondo un sondaggio condotto lo scorso mese dalla Gallup il 46% degli americani non voterebbe mai un ateo nella corsa alla presidenza degli Stati Uniti. I senza dio non possono diventare presidenti, considerati molto peggio di altre minoranze tradizionalmente discriminate, neri, omosessuali, ispanici. Non è una novità, ma stupisce sempre pensare che questo accada nel terzo millennio, nel paese che traina l’innovazione tecnologica e detta mode e tendenze culturali al resto del mondo; nonostante il tormentone del change, il cambiamento, evocato ossessivamente da tutti i candidati alla presidenza, c’è da fare i conti con una larghissima parte di America, quella religiosa e ultraconservatrice. Ancora.

E vabbè, lo sapevamo. Qualche cambiamento invece lo stiamo vivendo noi italiani, più o meno da quando s’è fatto il nuovo papa. Diciamolo, specialmente dopo la fine del comunismo eravamo abituati a sbrigare il nostro bel dibattito politico senza San Bondi proteggici.preoccuparci troppo del parere di San Pietro. Di religione si parla normalmente poco nelle nostre campagne elettorali: l’elettore italiano è attento a ben altre cose e se ne frega se il Mitt Romney di turno è mormone o pastafariano, basta che gli prometta l’abolizione dell’ICI. Credo di poter dire che, se io da ateo vero voterei senza esitare un cattolico capace e con qualche buona idea, anche la maggior parte dell’elettorato cattolico sia privo di certi paraocchi; del resto non è passato un secolo da quando, alla faccia del papa e della DC, ci siamo presi a furor di popolo le leggi su divorzio e aborto diventando così un paese un minimo civile.

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Goodbye blue Sky

Sky, smettila di scocciare

Did you hear the ringing phone?

TEL - “Buongiorno, sono ***** e la chiamo dalla ********** per presentarle la nuova offerta di Sky Italia. La informo che i suoi dati personali sono trattati in conformità alla normativa sulla privacy…”

JUST - “Senta, non voglio farle perdere tempo e le dico subito che non mi interessa. Piuttosto, dato che ho ricevuto parecchie chiamate da parte di Sky negli ultimi mesi, posso sapere come mai avete i miei dati personali ( mai stato abbonato a Sky, ndr. ) e se c’è un modo per cancellarli dai vostri database?”

TEL - “Certamente. Non deve far altro che chiamare il numero verde 800 986 869 e richiedere la cancellazione dei suoi dati, appellandosi all’articolo 7 del codice sulla privacy“.

JUST - “La ringrazio moltissimo, lei è stata davvero molto gentile :)( si, ho fatto anche la faccina mentre parlavo, e chissenefrega se al telefono non si vede, ndr.2 )

Click

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Davvero, è stata gentilissima, non capita tutti i giorni con le operatrici di call center. Spesso sono costrette a NON essere gentili ma aggressive, si sa.

Effettivamente non se ne poteva più, praticamente ogni due settimane ricevo una chiamata di una brillante signorina che mi illustra le meraviglie della tv a pagamento, senza sapere che non mi ci abbonerò mai. La vista di Dustin Hoffman ridotto così poi è stata l’ultima goccia…

Ebbene si, è vero, esiste il numero verde per rimuovere i propri dati e non essere più importunati almeno da quelli di Sky, e non bisogna nemmeno appellarsi a nessun articolo: è tutto automatico, si inserisce il numero di casa e tanti saluti. Peccato che sia un servizio poco pubblicizzato, non se ne fa cenno nemmeno nell’informativa sulla privacy contenuta nel contratto di abbonamento.

Resterebbe da scoprire in che modo ( possibilmente legale ) Sky si è procurata i miei dati. Magari con una furbata di questo tipo? La signorina del call center non ha saputo rispondermi, ma lei ha già fatto tanto. Thank you chiunque tu sia.

P.S: oggi sono più pinkfloydiano del solito, si nota?

 

 

 

Mentre ministri e senatori si accapigliano su questioni fondamentali e i media si occupano di cose che la gente deve sapere, come chi ha ucciso Meredith o quanto gli italiani spenderanno per i regali, nella nostra real life accade senza troppo clamore che qualche centinaio di giovani miei conterranei sta rischiando in queste settimane di rimanere senza lavoro.

Lavoratore licenziatoIl colosso francese degli ipermercati Carrefour chiuderà molti dei suoi punti vendita nel sud Italia, cominciando da Brindisi ma toccherà anche a Bari. Fatto strano, il carrefour di Brindisi è stato inaugurato soltanto nel marzo 2007, sono bastati pochi mesi di bilanci in rosso per spingere il gruppo a dire “arrivederci e grazie”, vendere per rientrare dalle perdite, spostarsi altrove lasciando i lavoratori in mano al destino. Il banco non perde mai.

Una storia che è iniziata in modo sinistramente simile a quella dell’iper che hanno inaugurato qualche mese fa a due passi da dove abito, quindi molte cose non mi suonano affatto nuove.

L’annuncio della costruzione di un grande ipermercato a ridosso di un paesone-dormitorio meridionale come il mio ha un effetto paragonabile a Giuliano Ferrara che entra correndo e sbraitando in un negozio di cristallerie: devastante. Basti pensare alla marea di investimenti privati, ma anche pubblici, oltre che ai posti di lavoro da assegnare: per i signorotti della politica locale è la realizzazione di un sogno, tutto e subito, per gli altri… ora vedremo.

Si parte con gli espropri: i terreni sui quali andrà costruito l’ipermercato vanno via a cifre da nababbi, per poi decrescere fino a diventare ridicole, come per i terreni sui quali si tracciano svincoli, bretelle e altri potenziamenti della viabilità esistente. Mesi di veleni, polemiche e aggiustamenti sospetti che premiano chi ha le giuste amicizie nei potentati locali, e chi non ce le ha s’attacca e torna a casa con un pugno di banconote da 100.

Ci sono poi altre quisquilie come valutazioni d’impatto ambientale delle quali si ritiene non dover tenere conto, e così anche se il TAR blocca tutto perché a poche centinaia di metri dal sito c’è una discarica e una cava poco importa, i lavori riprendono dopo qualche giro di carte.

Ma è il capitolo occupazionale quello più sfizioso, dato che nella provincia meridionale c’è chi si venderebbe entrambi i reni pur di poter sperare in un posto sicuro: se poi ci sono anche le elezioni comunali di mezzo, allora lo spettacolo è assicurato. S’inizia con i trionfali annunci del sindaco: il comune ha siglato un vantaggioso accordo col colosso ( settentrionale/straniero ) per l’assunzione di MILLE giovani compaesani nella nuova struttura. Curriculum che arrivano come se piovesse, ma l’apertura slitta per i motivi di cui sopra.

Dall’azienda poi si fa sapere che si assumerà soltanto un centinaio di locali. Il sindaco trombato attacca il nuovo sindaco: avrebbe cambiato gli accordi per far assumere tesserati del partito provenienti da fuori. Scandalo e manifesti appesi in tutte le vie. L’azienda precisa: “veramente stiamo ridimensionando i nostri piani, ci basteranno 80 ragazzi da tenere in stage per tre mesi, un terzo dei quali verrà assunto“. Da mille che furono ad un manipolo di eroi fortunati che son rimasti.

Infine si apre al pubblico, le polemiche si placano e contenti tutti, ma si vede subito che qualcosa non va: affluenza scarsina, vendite asfittiche: a pensarci bene ci sarà almeno una dozzina di altri ipermercati nel raggio di 30Km. Ad averci pensato prima…