Esporto democrazia a carissimo prezzo.
5 Dic
Che la moglie di Totò ‘u curtu’ Riina chieda un risarcimento ai produttori di una fiction per aver leso l’immagine del suo vivace consorte ( avrà soltanto ammazzato un po’ di cristiani, e che vuoi che sia! ) è un fatto piuttosto inconsueto: odo già le risate del giudice. Che Totò ‘vasa-vasa’ Cuffaro si unisca al piccolo coro di condanne contro “Il capo dei capi” è già meno sorprendente, specialmente per via della motivazione addotta, già collaudata in numerose altre occasioni: la fiction “ha trasmesso un’idea sbagliata della Sicilia“. E certo, non è mica carino mostrare che in Sicilia c’era e c’è ancora la mafia, vero?

Ma se i siciliani dovrebbero avere qualcosa da ridire su una fiction c’è chi dal cinema è stato trattato molto, molto peggio. Salto a piè pari l’arcinota querelle Borat vs. Glorious Nation of Kazakhstan e arrivo subito al film che mi son visto ieri sera, che vi interessi o meno: Hostel - parte II.
La storia di entrambi gli episodi in breve è quella di studenti e studentesse americane in giro per l’Europa al solito a caccia di sesso. Attirati in quel di Slovacchia da ragazze bellissime e sessualmente onnivore cadono in trappola, prigionieri di criminali senza scrupoli che “vendono” le loro vittime a ricchi occidentali con l’hobby della tortura e dell’ammazzamento lento e sanguinoso, roba che ad Abu Ghraib in confronto si stava in piacevole villeggiatura.
Il problema di questo film è che il regista (Eli Roth) forse esagera nel dipingere la Slovacchia come una sorta di inferno in terra dove la parola giustizia non ha valore e tutti sono complici dell’orrore. Non è il Male occulto e sovrannaturale, non la follia di un serial killer, ma depravazione collettiva così diffusa da sembrare regola; persino i bambini sarebbero così crudeli da cavarvi un occhio e giocarci a biglie, se vi prendono di mira.
Fidatevi, dopo aver visto questo film per un bel pezzo vorrete soltanto stare alla larga dalla frontiera slovacca.
Bene, leggo che gli slovacchi all’epoca dell’uscita del primo episodio si sono incazzati sul serio e alcuni parlamentari, insieme al ministro della cultura, hanno accusato il regista di aver messo su una colossale scemenza che non rispecchia per nulla la realtà slovacca, per una volta che qualche cinematografaro di Hollywood si ricorda dell’esistenza di paesi come quello che, ammette lo stesso Roth, “gli americani non sanno nemmeno dove si trovi sulla carta geografica“.
A parte questo il film, detto tra noi, come pellicola dell’orrore non è niente di che nonostante una parvenza di messaggio sociale ( è messo nero su bianco il degrado di un capitalismo estremo senza più l’ombra di regole né valori ) e la benedizione di un certo Quentin Tarantino.
1 Mag

Ringrazio innanzitutto chi mi ha consigliato di non attendere l’uscita del DVD, ma andare a vedere questo film al cinema, sullo schermo più grande possibile, nell’ora in cui la sala è più deserta. Così ho fatto: pomeriggio, sala semivuota, io praticamente solo di fronte al Sole che pareva Dio.
E’ incredibile come Danny Boyle riesca a fare dei film così “diversi” da tutto il resto, pur sfruttando idee non nuove o comunque raccontando storie che sembrerebbero non stare in piedi; era così per “28 giorni dopo“, che magari poteva sembrare l’ennesimo clone delle truculente pellicole a base di zombies di Romero. E’ così per questo Sunshine, additato da molti prima dell’uscita come uno stupido mix tra “Armageddon” e “The Core”. Nulla di tutto questo, e conoscendo Boyle ne ero sicuro. Non tutti hanno avuto la stessa fiducia, purtroppo, ed il film è stato un po’ snobbato prima dai gestori delle sale e poi conseguentemente dal pubblico.
Di sicuro bisogna predisporsi mentalmente, togliersi dalla testa l’idea di far paragoni con ciò che si è visto prima, o di tentare di capire se ciò che si vede è fisicamente possibile o meno. Non è il realismo l’obiettivo del film, né la solita metafora di “noi buoni che ci battiamo e alfine sconfiggiamo i cattivi”. Cos’è allora ? Spiritualità primitiva, un tentativo di risvegliare pensieri profondi ed ormai sopiti che spazza via tutti gli orpelli religiosi e filosofici costruiti dall’uomo lasciando nella luce l’unica ovvia verità : che siamo piccoli e soli in un immenso spazio ostile, che siamo capaci di grandi cose ma nessuno ci aiuterà , è bene ricordarlo. Ci basterà andare alla deriva fuori dall’ombra dei nostri scudi per finire la nostra storia in una luminosa ma brevissima fiammata.
Curioso quanto prevedibile il fatto che i produttori americani della Fox abbiano tentato di convincere il regista inglese a modificare il finale, rendendolo il solito banale lieto fine con festeggiamenti e bandierine stars&stripes al vento ad acclamare i salvatori. Sarebbe stato, credetemi, come snaturare completamente tutta l’idea del film. Forse l’unica concessione fatta è stata qualche scena stranamente da action-movie, un paio di spezzoni che sembravano corpi estranei presi da altri film. Per fortuna il risultato finale non ne ha risentito più di tanto
Quindi il consiglio è, ricordate: sala il più possibile vuota, schermo migliore che potete, mente libera.
4 Mar
Lo dico subito: sto per parlarvi di uno dei film di guerra più belli che abbia mai visto: Stalingrad, come si può intuire, è una discesa nell’inferno della battaglia di Stalingrado, senza gli ultra effetti speciali dei film di Hollywood, ma molto più profondo e toccante. E vero.
Già , perchè la maggior parte dei film di guerra è stato realizzato con secondi fini piuttosto evidenti: alimentare la retorica della Patria, ricordare quanto siano incombenti le minacce del nemico di turno, rimarcare la linea che divide “noi”, i buoni, da “loro”, quelli cattivi, senza cuore e senza pietà . Nel 1992, con lo spauracchio sovietico ormai dissolto e gli islamici di là da venire, un film così al di fuori dei soliti schemi propagandistici ( tipo John Wayne che si paracaduta dietro le linee e pum-pam fa fuori i tedeschi che muoiono gettandosi per terra senza neanche sanguinare un po’ ) si poteva anche fare.
Piccolo dettaglio #1: è praticamente impossibile trovare in Italia il DVD di questo film, che per quanto ne so non è nemmeno mai uscito al cinema da noi. Pare, dico pare, che sia passato una volta su Retequattro ad orari più vicini all’alba che alla mezzanotte, e nessuno sa se mai verrà ritrasmesso e quando.
Piccolo dettaglio #2: il film non è mai stato tradotto in italiano, gli attori parlano in tedesco e russo, per un realismo totale. Per fortuna in rete si trovano i sottotitoli. ( Edit, grazie Andrea per la precisazione ).
Nella clip video di cui sopra, un eroico difensore dei valori dell’Occidente cristiano arringa i probi viri contro la depravazione in voga a quel tempo, il bolscevismo. Meglio combattenti che irrilevanti, direbbe qualcuno, mentre qualcun altro mette in guardia contro le nuove minacce alla nostra purezza.
19 Feb
Mi è capitato di vedere qualche giorno fa un documentario, “Trinity and Beyond”, che ripercorre l’era dell’atomica militare dal primo ordigno fatto esplodere dagli USA fino al 1995, anno in cui il documentario è stato realizzato, con i filmati via via declassificati dalle varie potenze nucleari. Mancano Mururoa e i test di India, Pakistan e Nord Corea, ma per il resto c’è quasi tutto,inclusi molti filmati che non avevo mai visto, tra i quali lo spezzone di cui sopra che mostra la folle idea dell’”artiglieria atomica” messa in pratica e quello della prima atomica cinese.
Tra le curiosità che non conoscevo un filmato di un test americano pre-atomica in cui vennero fatti esplodere in un sol botto 100 tonnellate di tritolo ( !!! ), tanto per vedere che effetto faceva una detonazione di quest’ordine di grandezza ed avere un metro di misura per le prime atomiche, circa 100 volte più potenti.
Interessanti i brani tratti dai cinegiornali americani dell’epoca dai quali emerge chiaramente il grado di paranoia raggiunto negli Stati Uniti già poco dopo la fine della WWII: la propaganda prima mostrava orgogliosamente la potenza della “bomba” made in U.S.A. ed i suoi terrificanti effetti su navi, edifici, foreste, animali, case civili, poi categoricamente affermava “nessun altro paese deve entrare in possesso di quest’arma“. Curioso che quelli che avevano sul serio paura, e ne avevano ben donde essendo stati in notevole svantaggio per anni nella corsa all’atomo, furono proprio i sovietici, la cui propaganda del resto non perse l’occasione per convincere la popolazione che l’attacco nucleare americano fosse una minaccia imminente.
Il resto della storia è noto: i sovietici si fecero in quattro per recuperare lo svantaggio e costruirono la prima bomba a fissione con anni di anticipo sulle stime più ottimistiche ( o pessimistiche, a seconda di come la si vedeva ), e seguirono gli States anche nella realizzazione della bomba H, anzi, li superarono persino.http://video.google.com/videoplay?docid=2046393742348211186
Ed ecco la Tsar Bomba, l’ordigno più potente mai esploso, che coi i suoi 60 Megaton al confronto fa sembrare quello di Hiroshima, meno di 15 Kiloton, un petardo di Capodanno ( la recente detonazione in terra nordcoreana, 4 Kiloton ad essere di manica larga, scompare letteralmente ). In realtà fu progettata per una potenza di 100 Megaton, poi si decise che era impensabile usare una potenza simile in una guerra vera, si scese dunque a 60, comunque più del doppio della più grande bomba americana mai testata.
Che follia ! Eppure trovo questi filmati incredibilmente affascinanti, forse perché li vedo come le vestigia di un passato nucleare che non tornerà più; non mi spiego da dove proviene tutto questo ottimismo, ma d’altronde non credo proprio che i tanto agitati spauracchi degli stati canaglia ( Corea del Nord, Iran ) raggiungeranno mai livelli di follia come quelli toccati durante la corsa all’atomica dello scorso secolo, durante la quale le due superpotenze si bombardarono da sole facendo esplodere ciascuna sul proprio territorio più di 200 testate di varia potenza ( solo nell’atmosfera, mentre gli esperimenti sotterranei furono più di 1300 ).
Il documentario è in inglese e non mi pare sia mai stato trasmesso in Italia, per cui procuratevelo come vi pare, ma guardatelo.
19 Gen

“I am Al Gore, I used to be the next President of the United States of America…“
Così esordisce Al Gore nel suo film appena uscito nelle sale italiane “Una scomoda verità “, un Al Gore che decisamente non mi aspettavo. Diventato noto in tutto il mondo per essere stato il vicepresidente di Clinton, e tragicamente famoso per aver vinto e tuttavia perso le presidenziali del 2000, i media americani lo hanno sempre dipinto come una persona non troppo colta né intelligente ( si diceva che leggesse molto poco ); l’immagine che ne conservavo era quella di un politico incerto ed ingessato, in parole povere un perdente.
In questo film, che tra l’altro ho potuto vedere - per vie traverse - anche nella versione in lingua originale, ho conosciuto un Al Gore diverso ( oppure il regista è un mago… ). Interessante e brillante, tiene conferenze-show sull’ambiente e sui mutamenti climatici: praticamente un Beppe Grillo senza sudore né parolacce.
La sostanza del film è, a grandi linee, nota a tutti noi, e cioè che il clima sta realmente mutando in modo rapido ( vedi il ciclone extratropicale di ieri sulla Germania ) e che, la climatologia insegna, nella storia della Terra si sono verificati profondi sconvolgimenti nel giro di anni o decenni, quindi la faccenda rischia di riguardare non i nostri pronipoti, ma già i nostri figli.
Certo, ci sarà sempre qualche coraggioso ambientalista scettico pronto a sostenere che tutto va bene e qualcun altro per cui l’economia viene prima di tutto. Allo spettatore il giudizio su chi ha ragione. Secondo me Gore sostiene delle tesi giuste e ragionevoli, o quantomeno più prudenti di quelle voci ottimiste e facilone che dicono “l’effetto serra ? Una stupida invenzione dei giornalisti”.
Ma torniamo a parlare del personaggio-Gore. Per quanto mi riguarda la prima domanda che mi sono posto dopo aver visto il film è: lo ha fatto per farsi pubblicità ? Sembrerebbe di no, visto che nei piani democratici per l’assalto alla presidenza c’è la moglie del suo ex capo.
La seconda domanda: e se avesse vinto lui nel 2000 ? Cioè, si, in un certo senso ha vinto… intendo, se si fosse insediato lui alla Casabianca dopo le elezioni del 2000 ?
Wow, un ambientalista al posto di un petroliere circondato da petrolieri, un uomo di mondo al posto di uno che non sa nulla tranne che di ranch texani, un piacevole conferenziere al posto di uno che fatica a parlare un inglese senza accenti, uno che scrive libri sull’ambiente al posto di questo bifolco qui che non legge altro che la Bibbia. Però, che mondo diverso sarebbe…
Davvero ?
Peccato che il povero Al sia già stato per otto anni nelle stanze del potere e i risultati non sono di quelli che si ricordano. Scrive Michael Moore ( non un sospetto di simpatie repubblicane ) nel suo libro “Stupid white men” a proposito delle politiche democratiche sull’ambiente nel 1992-2000:
- Hanno “sabotato” il protocollo di Kyoto facendo includere nel calcolo delle emissioni USA anche foreste e terreni coltivati, rendendo le misure del trattato meno efficaci.
- Hanno accelerato le trivellazioni di gas e petrolio ai livelli dell’era Reagan, dando anche il via alla creazione della Riserva Petrolifera dell’Alaska.
- Non hanno costretto i costruttori di automobili ad abbassare le emissioni, facendo in modo che le auto del 2001 inquinassero come quelle del 1980 ( link ).
- Hanno rinviato al 2004 la riduzione dei livelli massimi di arsenico nell’acqua potabile previsti dalla legge, fermi agli anni ‘40.
Quando Bush è entrato in carica nell’aria si è diffusa un bel po’ di paranoia: dovunque, gente per bene e liberal davano fuori di testa, terrorizzati all’idea che quel gran-figlio-di-Bush avrebbe fatto a pezzi l’ambiente [...] Ma Bush è solo la versione più orrenda e in qualche modo più “cattiva” di quello che ci siamo dovuti sorbire per tutti gli anni Novanta.
[...]
La verità è che George W. Bush non ha fatto altro che CONTINUARE la politica degli ultimi otto anni dell’amministrazione Clinton/Gore.
Insomma, la solita vecchia storia della sinistra che all’opposizione fa la sinistra, per governare poi esattamente come la destra. Ne sappiamo qualcosa noi italiani di sinistra, ostaggi dell’ “ala moderata”, nevvero ?
Già , cosa farà a proposito di ambiente Hillary, o chi per lei, quando la Casabianca tornerà democratica ? Darà per la prima volta ascolto a questa nuova ondata di idealismo ambientalista o continuerà col suo “business as usual”, l’economia prima di tutto, senza preoccuparsi che le ondate - quelle vere - di acqua e fango si portino via qualche altra metropoli ?
2 Nov

E’ raro, ma ogni tanto capita di imbattersi in un film italiano interessante, che si distingue dalla massa di pesantissimi polpettoni drammatico-sentimentali per teenagers, o dal resto della produzione nostrana a base di risate e battute in romanesco. Tutta roba che, passato il confine, non interessa a nessuno.
Dicevo, ho visto ieri un film niente male: Volevo solo dormirle addosso ( recensione ), la storia di un giovane manager italiano che lavora in una multinazionale, simpatico e benvoluto da tutti nel suo ambiente di lavoro. Si trova ben presto ad un punto della carriera in cui conciliare la sua vita affettiva, il suo spontaneo rispetto e la sua simpatia nei confronti dei lavoratori dall’altro, con l’azienda che lo pone ad un bivio: sacrificare la sua vita, il suo tempo, le sue idee, sè stesso in tutti gli aspetti, o rinunciare e fallire, uscendo così per sempre dalle stanze che contano.
Un film tutto sommato ben fatto, che crea tensione e coinvolgimento nello spettatore, ma soprattutto un film che parla di tematiche universali nei tempi in cui viviamo: la critica di una società in cui forse l’unica vera libertà è quella di scegliere se scendere o meno a compromessi con sè stessi, pur di “essere qualcuno” e diventare come i modelli vincenti che ci vengono proposti.
Classica pellicola da sbattere su Rai3 in piena notte quindi: non basterà la scena di sesso, nè il nudo da urlo di Cristiana Capotondi (
), a farlo finire tra i filmissimi di prima serata di Canale 5.
27 Set

Il cinema italiano è in crisi e si pensa di tassare gli internet provider per rianimarlo. La fallimentare idea è di un onorevole della Margherita, un partito nuovo fuori ma vecchio dentro. Peccato davvero che il cinema sia stato già finanziato, un’esperienza che ha prodotto quasi solo fiaschi creati con soldi pubblici e disertati al botteghino.
E’ crisi dunque, e non da ieri.
Ditemi voi: quanti film italiani avete visto ( al cinema o in DVD ) negli ultimi anni ? Io pochini. Quanti di questi veramente belli o particolarmente originali ? Ancora meno…
Non molto tempo fa ho visto La Capagira di Alessandro Piva, un film che fu un piccolo fenomeno: girato con pochi soldi, in dialetto barese, uscì contro ogni aspettativa, e ovviamente sottotitolato, anche in molte sale nel Nord Italia: potenza del passaparola, per un film ben fatto ma che soprattutto mostrava, finalmente, qualcosa di diverso dai soliti personaggi che parlano in romanaccio, in milanese, in toscano.
Certo, bisogna trovarlo qualcuno che rischia per raccontare luoghi, fatti, posti, solitamente ignorati dalla televisione, oppure per produrre cinema che possa piacere anche all’estero.
Ma che tipo di cinema si fa in Italia ? Commedie leggerine dalla risata facile e polpettoni d’amore interminabili per ragazzine adolescenti depresse. Da quanto non si fa un buon film di fantascienza ? Dai tempi di Nirvana di Salvatores, saranno passati dieci anni… e un bel film d’azione ? Uhm… vale Alex L’Ariete con Alberto Tomba e la Hunziker ? Temo di no…
20 Set

Ieri sera ero in vena di farmi un buon film, qualcosa su cui riflettere insomma; beh, non crediate che vedo solo film pallosi, a seconda del mio umore c’è il momento del film leggero e divertente, e c’è il momento del film importante: ieri ho optato per uno dei film tra i Top 250 di sempre di Imdb.com, Requiem for a Dream.
Una storia che mostra la vacuità del sogno americano. Avvertenze: Rated R for intense depiction of drug addiction, graphic sexuality, strong language and some violence.
Mmmhhh… sarà bello, mi dico. E a freddo confermo, film incredibile, ma anche SCONVOLGENTE. Se Trainspotting vi ha in qualche modo disturbato, non guardate questo film: vi farà stare male, e a nulla basta la scena in cui Jennifer Connelly mostra una patata notevole, anche lì il senso di angoscia è pressante.
Per la prima volta in vita mia ho avuto la tentazione di spegnere il televisore, reggevo a fatica quel finale di una drammaticità mai vista, con una colonna sonora tanto poderosa da essere opprimente.
Un film maiuscolo contro la droga, senza dubbio. Fatelo vedere ad un ragazzo “difficile” e gli passerà la voglia di bucarsi anche per una penicillina. E io, che questa voglia non ce l’ho mai avuta, ho assoluto bisogno di riprendermi da ieri sera.
STASERA familiare di Peroni gelata, camicione di flanella, frittatone di cipolle e filmazzo con Lino Banfi, Alvaro Vitali e l’immortale Edwige Fenech, quello che mi ci vuole…