Just Frank

Esporto democrazia a carissimo prezzo.

Archivio della categoria ‘Politica

ScrutatoriCon grande mio rammarico quest’anno non sono stato scelto come scrutatore per le imminenti elezioni. Un gran peccato, perché da ‘addetto ai lavori’ si vedon cose dietro le quinte che altrimenti sfuggono, e in un seggio del sud ce ne sono… Il pensiero torna alle comunali del 2006 la mia prima esperienza da contatore umano di voti. (more…)

E questo è il PD, ragazzi miei

Partito democratico

Cosa odono le mie orecchie: Veltroni annuncia che lui non sarà il capolista nelle tre circoscrizioni in cui si candiderà. No, davanti a lui non ci sarà D’Alema o qualche altro reperto dei DS: ci saranno “i ggiovani“.

Evviva, finalmente aria fresca in un partito che mantiene in perfetto stato di conservazione persino quella cariatide di De Mita.

Anzi, sapete cosa vi dico: quasi quasi mi iscrivo! Era ora che in un grande partito di sinistra i giovani potessero davvero partecipare al processo decisionale e contare qualcosa; finora si era chi più chi meno relegati al compito di carne da cannone durante le manifestazioni di piazza ( la scelta: o porti la bandiera rossa oppure lo striscione. Ai più bravi persino un megafono ) in tempo di opposizione e al più impegnativo ruolo di ingoiarospi silente durante i travagliati periodi di governo.

Qui si cambia, qui adesso dovranno dare ascolto anche a noi bamboccioni precari che finora non contavamo un cazzo e… COLANINNO!!!

- Chi?

- COLANINNO!!!!!

- Ma chi, quel Colaninno?

- Scusa, vai a controllare su google, quel Matteo Colaninno figlio di quel Roberto Colaninno?

- Esatto, proprio quello. È lui che han piazzato davanti a Veltroni a Milano.

Confindustria la trionferà. No, dai, cercherò di non scadere nell’invidia personale soltanto perché Colaninno Jr. è arrivato dov’è non essendosi fatto esattamente da solo, in fondo il self made man non fa parte della nostra mitologia contemporanea. Lui magari è anche uno bravo, non lo so… Eviterò anche di sottolineare come la sinistra che “abbiamo una banca” sia anche quella di “abbiamo un amministratore delegato”, ma soltanto perché non si sta evidentemente parlando di una forza di sinistra.

E allora? Beh, son qui solo per ammettere che io, per un microsecondo, mi sono lasciato ammaliare dal fascino di Veltroni. La sua aura di novità catodica ha spazzato il mio tinello, stordendomi abbastanza da lasciarmi credere per un attimo che forse lui e il suo pulmino verde sono l’unica speranza di cambiamento. Fortunatamente mi sono ripreso prima che Walter facesse in tempo a copiare anche il “Change is coming” di Obama. Colaninno, maddai…

Babbo guevara

Mio padre votava per Berlusconi, ma fra poco potrebbe diventare come il tizio in foto. Com’è possibile? Continua a leggere e capirai…

***

Immagina uno che fin da ragazzino è stato più o meno sempre di sinistra, per un breve periodo anche tesserato nella locale sezione del più grosso partito della sinistra, o presunta tale. Ci sei? Bene. Immagina adesso il suo babbo, uno di quei tanti lavoratori autonomi che già nel 1994 videro in Berlusconi la salvezza, un riparo sicuro dalle finanziarie lacrime&sangue, l’uom della provvidenza che doveva ridare fiato e slancio alla libera impresa soffocata dalle tasse della sinistra.

Immagina anche che faccia fece il caro genitore quando vide la tessera firmata Uòlter Ueltroni ( “Che, te ne vai in mezzo ai comunisti? Ah, va bene, non posso mica impedirtelo io…” ) e prova anche a figurarti quali possano essere stati i discorsi in famiglia quando si andava a toccare il tasto “politica” ( “Io voto a Berlusconi perché la sinistra pensa solo a fare contenti i sindacati e a noi ci mazziano di tasse!” ). Perfetto.

L’era Berluscozoica ha visto un governo prematuramente scomparso quindi una legislatura-record con una solida maggioranza numerica, che tuttavia ha deluso anche i più fiduciosi lasciando per loro tutto come stava. Viene persino il sospetto che al di fuori di quei servizi di telegiornale che confezionano un Silvio perennemente invocato da una folla a misura di inquadratura zoom, gran parte dell’entusiasmo da parte dell’uomo della strada si sia perso, appunto, per strada.

Ma ieri c’è stata la svolta definitiva: sissignori, dove non hanno avuto buon esito anni di pagliacciate, buffonate, sceneggiate, bischerate e provvidenziali leggine di comodo sono stati fatali gli ultimi eventi. Si insomma, mentre il Tg1 illustrava un’altra puntata del supermarket delle alleanze elettorali, con Casini che riprende la parabola del figliuol prodigo ( dopo il vitello grasso… ), il severo disappunto per l’addio dei Tabaccini e le serenate al balcone di Mastella per farlo entrare nel Popolo della Libertà, l’amato padre è sbottato in un moto di rabbia - quindi rigorosamente in dialetto - :

E mo basta, che schifo, di questi qua non se ne può più, mo prendono pure Mastella!?! La prossima volta vado a votare Veltroni e la finiamo“.

Proprio così, anche grazie a Mastella a questo giro per la prima volta mio padre non voterà a destra; e qualcosa mi dice che non sarà l’unico, vuoi vedere che certi sondaggi andranno rivisti al ribasso… Il bello è che molto probabilmente chi vi scrive a sua volta s’è stufato di quelli che ha votato per quasi dieci anni, e stavolta NON voterà Veltroni ( né altri, a dire il vero ): la pecora nera della famiglia stavolta la faccio io.

La casta? Riparliamone

Amo immensamente questa donna.

La amo come artista certo, anche se, perché no: è pure una gran topolona, per dirla con Paolo Hendel. Ma non è questo il punto.

È che è giunta l’ora di finirla con grillate, grillismi e grillini. Vi è piaciuto il libro di Rizzo e Stella, ne avete comprate copie a vagonate manco fosse l’attesissimo “Le notti infuocate di Harry Potter ed Hermione“, però leggerlo non è servito a nulla. E sfanculare in piazza l’8 settembre sarà stato anche divertente, ma inutile.

Bisogna prendere atto che se nonostante tutto quello che è successo i sondaggi dicono che oltre il 10% degli elettori voterebbero nuovamente per il Grande Centro commerciale della politica italiana, UDC-Mastella-Dini, allora è inutile prenderci in giro.

Cari italiani, ma cosa deve fare uno per non farsi più votare? Far cadere dodici governi di fila ogni volta in una coalizione diversa? Dare una mano a Provenzano e Riina ad evadere nottetempo? ( che “favoreggiamento semplice” pare sia troppo poco ) Perché prendercela con la casta? Riparliamone e rassegnamoci: “Viva la casta”, perché almeno loro non sono così fessi.

Ovvero: breve e nostalgica antologia degli anni d’oro della Lega Nord, paragonata a quella attuale, iniziando da un piccolo ma significativo amarcord personale.

Padano con corna

La Lega di Bossi contro la Chiesa di Roma Ladrona

Era il 16 agosto 1997 e io ero in ferie con famiglia sul Passo del Tonale. Ascoltavo la radio in macchina mentre si scendeva giù verso Ponte di Legno, la tana del lupo verde. Il giornale radio dava questa notizia… (more…)

Quando tutto sembra perduto

La caduta di Prodi

Non resta che abbandonarci alle vignette scaramantiche, nell’attesa di un miracolo ( che con tutti gli esponenti del piddì a San Pietro, domenica scorsa, ci potrebbe anche stare, dai! ).

Dopo aver visto Calderoli al Tg5 pregustare con questa faccia il ritorno sulla poltrona di qualche Ministero, giuro che la tentazione di emigrare in una base antartica si fa sempre più forte.

P.S: Per quei due o tre che non hanno colto la citazione cinematografica, e magari in questo momento stanno anche guardando “Tifosi” con Massimo Boldi e quell’altro che recita in romanesco ma di cui non ricordo il nome, l’originale “La caduta”.

  • 16 commenti
  • Nella categoria: La sinistra, Politica
  • God bless Italia

    Secondo un sondaggio condotto lo scorso mese dalla Gallup il 46% degli americani non voterebbe mai un ateo nella corsa alla presidenza degli Stati Uniti. I senza dio non possono diventare presidenti, considerati molto peggio di altre minoranze tradizionalmente discriminate, neri, omosessuali, ispanici. Non è una novità, ma stupisce sempre pensare che questo accada nel terzo millennio, nel paese che traina l’innovazione tecnologica e detta mode e tendenze culturali al resto del mondo; nonostante il tormentone del change, il cambiamento, evocato ossessivamente da tutti i candidati alla presidenza, c’è da fare i conti con una larghissima parte di America, quella religiosa e ultraconservatrice. Ancora.

    E vabbè, lo sapevamo. Qualche cambiamento invece lo stiamo vivendo noi italiani, più o meno da quando s’è fatto il nuovo papa. Diciamolo, specialmente dopo la fine del comunismo eravamo abituati a sbrigare il nostro bel dibattito politico senza San Bondi proteggici.preoccuparci troppo del parere di San Pietro. Di religione si parla normalmente poco nelle nostre campagne elettorali: l’elettore italiano è attento a ben altre cose e se ne frega se il Mitt Romney di turno è mormone o pastafariano, basta che gli prometta l’abolizione dell’ICI. Credo di poter dire che, se io da ateo vero voterei senza esitare un cattolico capace e con qualche buona idea, anche la maggior parte dell’elettorato cattolico sia privo di certi paraocchi; del resto non è passato un secolo da quando, alla faccia del papa e della DC, ci siamo presi a furor di popolo le leggi su divorzio e aborto diventando così un paese un minimo civile.

    (more…)

    Prodi vive!

    Prodi ospite da FazioOspite da Fazio ieri Prodi ha fatto una discreta figura pur non avendo nessun trofeo calcistico da vantare; vispo e scattante come un galletto in calore, mi ha stupito già per il fatto che non mi sono addormentato ascoltandolo. Quando poi mi sono accorto che persino mia madre, berlusconiana da sempre, non solo seguiva attentamente ma a tratti persino concordava, allora ho realizzato la grandezza dell’evento.

    Littizzetto decoltèFatto non secondario, abbiamo finalmente capito perché la Littizzetto si ostina a mostrarci le tette e tutto il resto della merce, nonostante non siano di quelle cose che fanno ascolto: è a caccia, e può darsi che ieri abbia fatto una gran conquista. Congratulations.

    Ma torniamo a Prodi. Nonostante una certa loquacità e una insolita verve comunicativa Romano non entusiasma ( e direte quandomai… ) per il messaggio, vola basso e prospetta un futuro costellato di graduali progressi, passi indietro inevitabili, compromessi e ordinaria amministrazione. Diciamo che quella volta che cantai “El pueblo unido” sotto il palco degli Inti Illimani avevo ben altre idee e speranze per il futuro… E invece siamo sempre qui, ancorati ben bene per terra ( anzi, un pelo sotto ) da quei pesi morti di Dini e Mastella, con la sensazione che si andrà avanti ad ingoiare rospi oppure niente.

    Pillola rossa o pillola blu? Intransigenti o realisti? Ma in fondo, intransigenti come e in compagnia di chi? Di Bertinotti che non ne dice una giusta da anni? Di Pecorario Scanio che parla di ambiente avendone sentito parlare qualche volta? Di Diliberto che è convinto che Lenin sia ancora in voga tra le masse e gli operai? Può darsi che Luttazzi abbia ragione, altro che valium e mortadella, per resistere così Prodi dev’essere uno cazzuto!

    Resta il fatto che io vado politicamente alla deriva. Quasi li invidio i militanti, quelli convinti, quelli che quando discuti di politica con loro tirano fuori lo striscione con gli slogan, viva questo e abbasso quello. Vorrei avere qualche certezza nella vita anch’io…